Dalla scuola dei “progetti” alla scuola del “progettare”

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Quando la legge sull’Autonomia scolastica ha consentito alle scuole di elaborare il proprio Piano dell’Offerta Formativa in modo coerente alle esigenze e alle peculiarità del proprio contesto e territorio, con grande entusiasmo gli istituti si sono avvalsi di questa libertà per arricchire la propria offerta formativa.

Alle attività strettamente curricolari si sono aggiunte altre proposte, rivolte a sviluppare in modo più globale gli obiettivi formativi. Ecco allora il diffondersi di iniziative nuove e interessanti, legate alla musica, alle arti, al teatro, all’ambiente, all’alimentazione e via dicendo. Alcune hanno avuto origine da richieste delle famiglie, altre dall’interesse o dalla competenza specifica di qualche docente, altre infine dall’esistenza di specifiche risorse locali, penso ad esempio alle biblioteche, ai musei o ai parchi naturali.

Tante idee, tante attività, tante opportunità, che sono state identificate da una medesima etichetta: “progetti”.

Si tratta di esperienze assolutamente positive, a mio parere , fintantoché manifestano quella coerenza interna che fa di esse degli autentici progetti: chiarezza di obiettivi, pianificazione degli interventi, monitoraggio dei percorsi, verifica dei risultati, documentazione. Solo se questi requisiti sono presenti, allora possiamo parlare di progetti, altrimenti si tratta di semplici occasioni: esperienze senza dubbio interessanti e coinvolgenti, ma destinate a rimanere episodiche .

Secondo il mio punto di vista, però, la vera autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo garantita alla scuola si gioca all’interno delle attività curricolari e riguarda la possibilità di utilizzare le metodologie del project work per pianificare i percorsi disciplinari e interdisciplinari di apprendimento. Quello che il vostro gruppo di ricerca-azione sta studiando va esattamente in questa direzione. Si rivaluta il ruolo centrale dei docenti che elaborano in modo scientifico la progettazione di modulo, negoziano gli obiettivi e strutturano le unità di apprendimento, prevedono i metodi e i tempi di sviluppo, concordano criteri e modalità di verifica. Ad ogni passo condividono, documentano, trovano supporto reciproco nel confronto.

Vi state occupando delle vostre materie, non di “un altro progetto”. State insegnando, non facendo “altro”.

Ma state spingendo il vostro saper insegnare straordinariamente in avanti.

Innovascuola 3T: assumere il “progettare” come metodo di lavoro e farlo in gruppo (chiamatelo team, équipe pedagogica, come volete) per dimostrare quanto operare insieme sia di gran lunga più costruttivo!

La Dirigente Alessandra Barbaresi

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